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CRONOLOGIA RESISTENZA FRIULANA

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LA RESISTENZA PER LE SCUOLE 2

1 Il fatale 1943
2 nasce la Resistenza
5 Peculiarità della Resistenza in Regione
6 autunno '43 - primavera '44
7 l'estate partigiana
8 un altro inverno
9 la Liberazione
10 Il prezzo pagato
11 Udine 2 febbraio 1945
4 Sulla Resistenza ci abbiamo campato tutti

LA RESISTENZA PER LE SCUOLE 1

3 La Resistenza: una memoria non condivisa
I primi anni del Dopoguerra
Il 1946
Il 1947
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LA RESISTENZA PER LE SCUOLE 2 > 10 IL PREZZO PAGATO

 

Il prezzo pagato
 
Le vittime della seconda guerra mondiale nel Friuli Venezia Giulia furono 26.506,
delle quali:
 
11.972 durante la guerra fascista (6 giugno 1940 – 8 settembre 1943)
781 in servizio di ordine pubblico (carabinieri, finanza, polizia, vigili del fuoco)
1.210 nelle forze collaborazioniste
4.777 partigiani
65nel CIL (Corpo Italiano di Liberazione)
7.701 civili
 
 
L’alto numero dei civili è una caratteristica della guerra moderna che, data la tecnologia di cui dispongono le forze in campo, è diventata guerra totale, nel senso che non esiste più un fronte distinto dalle retrovie, com’era ancora ai tempi della Grande Guerra, ma il fronte è ovunque: fame, malattie, bombardamenti, rappresaglie, deportazione.
 
 
Un’altra caratteristica della seconda
guerra mondiale fu il
 
sistema concentrazionario del Terzo Reich,
articolato in:
 
campi di sterminio, prevalentemente per ebrei, zingari, “asociali”. I più tristemente famosi: Treblinka, Belzec, Maidaneck e poi Auschwitz – Birkenau (tra i residenti della provincia di Udine 9 i morti, tutti ebrei; ma molti di più da Gorizia e da Trieste)
 
Campi di concentramento (o KL – Konzentration Lager) erano destinati, dalla loro origine (1933, inaugurazione di Dachau) a rinchiudere gli avversari del nazismo; con la guerra si moltiplicarono e divennero un enorme serbatoio di manodopera schiava da sfruttare fino alla morte (della provincia di Udine, 676 i morti; dell’intera regione, 2.749). I più tristemente noti oltre a Dachau: Ravensbrück, Flossenburg, Buchenwald, Mauthausen, Bergen Belsen, Neuengamme
 
Lager per il lavoro coatto
 
Il progetto tedesco per l’Italia da loro occupata era di raccogliere un enorme numero di lavoratori, da mandare in Germania per sostenere l’economia di guerra. Il progetto fallì, per la reazione della Resistenza e della popolazione; comunque in quei Lager furono inviati molti civili rastrellati, specialmente durante l’offensiva alle zone libere. E in Regione, 289 non fecero ritorno.
 
Gli internati militari italiani (IMI)
 
I soldati disarmati dai tedeschi dopo l’8 settembre e internati in Germania e in Polonia, per ordine di Hitler furono considerati non prigionieri di guerra, ma internati militari, una formula inedita, per non intaccare il prestigio della Repubblica sociale (il Regno del Sud non era riconosciuto dai tedeschi).
Grandi i vantaggi per il nazismo: potevano essere usati come schiavi nell’industria bellica
in barba alle convenzioni internazionali, non potevano godere della protezione della Croce Rossa Internazionale.
Ben 1.030 IMI della nostra regione morirono negli Stalag e negli Offlag.
 
(Conosciamo questi dati con tale precisione per merito di una straordinaria pubblicazione dell’Istituto friulano per la Storia del Movimento di Liberazione di Udine: Caduti, dispersi e vittime civili della seconda guerra mondiale nei Comuni della Regione Friuli-Venezia Giulia, Udine 1987/1992 – 3 volumi per complessivi 6 tomi)
 
Nella foto sotto: deportati di Ebensee (Mauthausen) alla liberazione del Lager
 
 
 

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