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LA RESISTENZA PER LE SCUOLE 2

1 Il fatale 1943
2 nasce la Resistenza
5 Peculiarità della Resistenza in Regione
6 autunno '43 - primavera '44
7 l'estate partigiana
8 un altro inverno
9 la Liberazione
10 Il prezzo pagato
11 Udine 2 febbraio 1945
4 Sulla Resistenza ci abbiamo campato tutti

LA RESISTENZA PER LE SCUOLE 1

3 La Resistenza: una memoria non condivisa
I primi anni del Dopoguerra
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LA RESISTENZA PER LE SCUOLE 2 > 7 L'ESTATE PARTIGIANA

 

 

 

L’estate partigiana
 
Sul finire della primavera la Resistenza ingrossa le file in maniera incredibile,
tanto che i tedeschi cominciano a perdere il controllo di vasti territori 
sui cui confini pongono cartelli che avvisano che si sta entrando in
Zone infestate dalle bande” in cui circolare solo in determinate ore
del giorno e con forte protezione armata. Per evitare i continui attacchi,
impongono lungo alcune strade l’abbattimento della vegetazione
per una profondità di 200 metri.
I motivi di questo rafforzamento della guerriglia sono:
l’ordinanza di mobilitazione della popolazione tra i 18 e i 30 anni emanata
dal Gauleiter (22 luglio ’44),
e in particolare l’avanzata degli angloamericani che in maggio,
dopo mesi di combattimento, avevano sfondato la linea Gustav
(presso Montecassino) e il 4 giugno entravano a Roma.
Era diffusa la convinzione che la liberazione dell’intera Italia fosse prossima,
illusione, alimentata dagli stessi alleati che avevano paracadutato
in montagna e in pianura missioni dotate di radiotelegrafo, per raccogliere
informazioni e organizzare lanci paracadutati di aiuti per i partigiani.
 
In questo clima di speranze ed entusiasmi, gli organi dirigenti della
Resistenza a Milano diffondono le istruzioni per la liberazione
di ampie zone, dove fosse possibile, in cui organizzare governi democratici.
 
È la stagione delle zone libere
 
Ne nascono 19 nell’Italia occupata, e due in Friuli:
una che comprende Attimis, Faedis, Nimis e comuni vicini (Zona Libera
del Friuli Orientale)
e una in Carnia e nelle Prealpi pordenonesi
(Zona Libera della Carnia e dell’Alto Friuli).
La prima fu importante sul piano strategico (controllava tratti
della statale Pontebbana e della statale che conduce e Cividale e Caporetto);
l’altra lo fu invece sul piano politico per gli esperimenti che si realizzarono
di autogoverno e di organizzazione della vita democratica,
per cui ha meritato la definizione di Repubblica partigiana..
 
L’organizzazione della democrazia
nella Repubblica partigiana
 
Innanzitutto fu deciso di affidare ai civili l’amministrazione:
i militari (partigiani osovani e garibaldini) avevano l’unico compito
di difendere i confini della zona liberata.
Poi si procedette in ogni paese alle elezioni di una Giunta comunale,
a cui era affiancato un CLN. Erano elettori i capifamiglia, anche nel caso
fossero donne (è da ricordare che in Italia le donne non avevano mai avuto
il diritto di voto). Infine si giunse a una Giunta di governo centrale,
con sede ad Ampezzo.
E lì furono emesse leggi di una modernità incredibile, se si pensa
che alle spalle c’era una dittatura di oltre vent’anni. Leggi che riguardavano
la scuola, la difesa dell’ambiente, l’equità fiscale, la giustizia. E addirittura
fu abolita la pena di morte per i reati comuni.
 
Continuava intanto la violenza tedesca che, in risposta alla forza che
la guerriglia partigiana manifestava, si sfogava contro i civili inermi.
 
Gli episodi più feroci:
 
Malga Pramosio e valle del But: il 21 luglio una banda di SS travestiti da
partigiani garibaldini e che parlavano bene l’italiano, si fanno ospitare in
una malga, quel giorno affollata perché c’era la divisione delle quote di formaggio. Mangiano e bevono e poi ammazzano tutti a coltellate. Il giorno dopo,
insieme a tedeschi provenienti da Tolmezzo, fanno strage nei comuni
di Paluzza, Sutrio, Paularo. Complessivamente le vittime civili sono 52.
 
Strage di Torlano: SS guidati da fascisti con gli occhiali neri circondano
un piccolo abitato: casa, stalla e osteria, e ammazzano tutti, mitragliando e
incendiando la stalla. 33 le vittime, tra le quali bambini ancora in fasce.
 
Inoltre in agosto fanno la prima apparizione a Tarcento e Gemona i “Cosacchi”, collaborazionisti russi chiamati dal Gauleiter contro i partigiani.
Per il momento sono 14 mila, ma diventeranno col passare dei mesi, 40 mila.
Il loro arrivo fu disorganizzato, perché i tedeschi si aspettavano truppe armate
e si ritrovarono carovane di profughi, con donne, vecchi e bambini.
Furono accampati alla meglio e ciò li incattivì: quelle zone del Friuli furono
travolte da feroci violenze e stupri.
 
 
 

 

 
 

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