Tra la fine del 1942 e l'inizio del '43, la guerra era persa per le forze dell'Asse.
I momenti simbolo di questo cambiamento furono:
la battaglia di El Alamein in Egitto che portò alla ritirata degli eserciti nazista e fascista dall'Africa del nord, dando agli angloamericani la possibilità di aprire il primo fronte in Europa, con lo sbarco in Sicilia (10 luglio 1943); la battaglia di Stalingrado, (febbraio 1943) che segnò il fallimento dell'operazione Barbarossa, cioè l'attacco all'Unione Sovietica: iniziava la lenta avanzata dei russi verso Berlino; e nel Pacifico la battaglia delle Isole Midway, (giugno 1942) che privò il Giappone di quattro portaerei, facendo fallire l'espansione nel Pacifico.
Nelle forze dell'Asse, il punto più debole era l'Italia, per l'impreparazione del suo esercito e per la situazione interna, caratterizzata da fame e terrore per i bombardamenti alleati.
Questa realtà, aggravata dallo sbarco anglo-americano in Sicilia, indusse il Re a liberarsi di Mussolini (colpo di Stato del 25 luglio 1943) e di tentare di uscire dalla guerra (armistizio dell'8 settembre 1943). I tedeschi risposero occupando l'Italia non liberata dagli alleati e disarmando l'esercito italiano, deportando 700.000 soldati nei Lager in Germania e in Polonia.
Inoltre liberarono Mussolini e lo misero a capo di un governo da loro controllato, la Repubblica Sociale Italiana (RSI).



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