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8 un altro inverno
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CRONOLOGIA RESISTENZA FRIULANA > LE SCHEDE DI GIGI RAIMONDI 1

Luigi Raimondi Cominesi, Presidente onorario dell'ANPI, stimato insegnante e Preside, storico, ha combattuto durante la guerra patriottica nel Corpo Italiano di Liberazione al fianco degli Alleati che risalivano la Penisola.

Questa pagina gli è stata affidata e vi saranno pubblicate le schede che via via avrà la bontà di inviarci.

Introduzione


1938 / 1948
SCHEDA n.1: UN DISCORSO DI APERTURA
Con il termine RESISTENZA EUROPEA si intendono tutte le operazioni e le azioni
militari e civili di sabotaggio,di ostilità armata e inerme, di intendenza, di sanità, di amministrazione civile di territori liberati, di spionaggio, di collegamento con le
Forze Armate delle Nazioni Unite, che furono attuate da donne e da uomini di fede
politica e religiosa diversa, negli stati invasi dalle Forze Armate del Reich Nazista
e da quelle dei loro alleati e collaborazionisti, durante il secondo conflitto
mondiale (1939-1945).
In Italia la Resistenza armata iniziò nell’ autunno del 1943; in Friuli antecedentemente;
ne tratteremo in altre schede che potranno essere considerate come elementi
di stimolo per ulteriori individuali approfondimenti.
La Resistenza antinazista e antifascista ebbe inizio in date diverse, quasi subito
dopo l’occupazione dei rispettivi territori nazionali :

in Francia (Il Conseil National de la Résistance, l’OCM, i FTPF, il MOI, il Libé -Sud
e singoli Italiani in Formazioni francesi);

in Cecoslovacchia (L’ Obrada Narodna, l’UVOD- Comitato Centrale della Resistenza
Interna, i Gruppi di lotta Janosik) ;

in Jugoslavia (Gli JNOF - Comitati e Fronti Popolari di Liberazione, l’AVNOJ -
Consiglio Antifascista di Liberazione Popolare della Jugoslavia, il NOVJ - Armata
Popolare di Liberazione e, dopo l’8 sett. 1943, le Divisioni Garibaldi e ltalia,bil 2° e
98° Gruppo Trasporti Aerei, il 5°Btg. italiano dell’8.a Div.Jug., il 5° Btg.Gramsci nella
l.a Brigata Dalmata e altre tredici Unità in Slovenia, lstria, Croazia, Dalmazia,
Macedonia, Montenegro, nonché singoli partigiani italiani in Unità Jugoslave) ;

in Grecia (L’EAM - Fronte di Liberazione Nazionale e l’ELAS - Esercito Popolare di
Liberazione Greco e, dopo l’8 settembre 1943, gli Italiani della Divisione Acqui,
della Pinerolo, delle Truppe Italiane della Macedonia Occidentale -TIMO- e
singoli Italiani nell’ ELAS e nell’EDES) ;

in Belgio (L’ Armée Secréte e il Front de l’lndipendance, la Brigata Bianca,
il Movimento Nazionale Monarchico, l’ Armée Belge des Partisans, i Gruppi “G”
e “Nola”);

in Austria (Le Squadre Verdi, i Partiti Antifascisti Austriaci);

in Ungheria (Il FPLU, le Brigate Rakoczi e Petofi) ;

in Polonia (Le Armia Krajova e Ludova, la Gwardia Ludova) ;

in Romania (Il Fronte Unico Operaio e il Blocco Nazional-Democratico);

in Danimarca (Consigio Danese della Libertà con vari Gruppi interni);

in Bulgaria (Fronte Patriottico) ;

in Russia (I Partigiani Sovietici) ;

in Albania (I Consigli di Liberazione Nazionale e dopo l’8 settembre 1943, il
Comando Militare ltaliano delle Truppe di Montagna e il Btg. Gramsci) ;

in Norvegia (La MILORG, la Chiesa luterana, i docenti, gli studenti);

in Olanda (La Grenzen-Organisatie, l’Orangenwacht, e la Landelijke Knoploegen).

Pensiamo però che, prima di trattare di episodi, di personaggi di quel periodo,
sia opportuno un breve cenno alla situazione in Europa, a partire dal 1938, anno
in cui si consolidarono in Italia alcuni aspetti della politica fascista che ne
svelavano ulteriormente il carattere di dominio dittatoriale all’interno dello Stato
e di aggressività nel contesto della politica estera.
Ma, ben prima del 1938, la trasformazione dell’ Europa era iniziata attraverso
la nascita, la crescita, lo sviluppo di movimenti a carattere radical-nazionalista,
fascista, nazista, franchista che si erano espressi, in Italia, con l’eliminazione
fisica o l’internamento degli avversari politici e che proseguirono con l’assassinio,
a Marsiglia, del re Alessandro di Jugoslavia da parte degli Ustascia
croati di Ante Pavelic’, nonché con quello del Cancelliere austriaco Engelbert
Dolfuss durante un putsch tentato da elementi nazisti austriaci, con il ritorno della
Saar alla Germania, con l’attacco all’Etiopia e la sua invasione da parte del REI,
della MVSN, della RM. della RA, con la rivolta militare contro il legittimo governo
democratico in Spagna.
Alla fine del 1937 l’Italia aderì al patto antikomintern tra Germania e Giappone e
l’11 dicembre dello stesso anno Mussolini” annunciò” l’uscita dell’ Italia dalla
Società delle Nazioni.
Nella Penisola iberica il sollevamento franchista segnò l’inizio della guerra civile
in Spagna. Né si può sottacere l”aggressione imperialista giapponese alla Cina
durante la quale, solo a Nanchino, furono sterminati centomila cittadini.
La Chiesa cattolica avvertì la crisi della democrazia e la corrosione della pace e
pertanto prese contatto nell’ ottobre - novembre del 1936, attraverso l’allora
segretario di Stato del Vaticano, Eugenio Pacelli, con il cattolicesimo
 nordamericano e con gli ambienti roosveltiani e, il 14 marzo 1937 con
l’Enciclica Berennender Sorge ai Tedeschi redatta da Pio XI papa, la Chiesa
Cattolica si espresse contro il Nazismo.
Ma, quattro giorni dopo, pubblicò l’Enciclica Divini Redemptoris contro il
Comunismo ateo, con riferimento diretto all’ Unione Sovietica, alla Spagna,
al Messico.
* Nel 1937 l’Italia inizia la colonizzazione della Cirenaica, trasferendovi
20 mila contadini; viene costruito il primo turboreattore e Pablo Picasso
dipinge Guernica. Jean Renoir realizza il film La grande illusione.


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1938 (1)

1938/1948
SCHEDA n. 2: IL MILLENOVECENTOTRENTOTTO (1)
L’anno ha inizio con il proseguimento della colonizzazione fascista; infatti il 15 gennaio
i primi coloni, con partenze organizzate, si recano nell’ Africa Orientale italiana (AOI,
sigla che da allora, oltre a indicare una nuova marca di sigarette del Monopolio di Stato, raggruppò le vecchie colonie Eritrea e Somalia ed il nuovo impero “di Roma”,
l’ex Impero d’ Etiopia, conquistato con l’aggressione militare, durante la quale furono
usati anche gas asfissianti e vennero perpetrate stragi di civili).
Una certa politica di appaesement dell’ Inghilterra verso la Germania nazista e
l’Italia fascista, perseguita da Chamberlain, non era condivisa dal Ministro degli Esteri
Eden, che si adoperò per una politica di opposizione ben definita contro le dittature,
e che, invece, fu strenuamente favorevole alla legalità internazionale garantita dalla
Società delle Nazioni. Le sue dimissioni dal Governo (20 febbraio) suonano
quasi avvertimento che preannuncia la catastrofe in cui finiranno l’Europa e il
Mondo.
Il 1938 può essere considerato l’ultimo anno di relativa pace nel Vecchio Continente, veramente relativa: infatti dopo il fallimento dell’ incontro Hitler - Schuschnigg si
riaperse la questione austriaca, risolta con l’Anschluss (unione, incorporazione,
annessione) dell’ Austria alla Germania.
Il 12 marzo la Wehrmacht oltrepassa il confine tra i due stati e il giorno successivo la Repubblica democratica austriaca è annessa al Terzo Reich.
Ne diventa parte integrante con il nome di Ostmark (Marca Orientale) e viene
sfruttata economicamente con una rigorosa dominazione che generò espatri
clandestini, deportazioni (con 35000 morti fino al 1945), e la liquidazione degli ebrei.
Un indebolimento della “parte” democratica, liberale, socialista europea, fu segnata
dalla caduta del Fronte Popolare in Francia, dall’ isolamento della Catalogna
nelle operazioni militari franchiste contro la Repubblica legittima spagnola,
difesa anche dalla Brigate Internazionali in cui militavano numerosi fuorusciti
antifascisti italiani (e friulani).
In aprile, a Roma, un altro cedimento: con gli “Accordi di Pasqua”, la Gran Bretagna
riconobbe la conquista italiana dell’ Abissinia e l’intervento fascista in Spagna
a fianco dei Franchisti.
Eden aveva ragione ad andarsene, perché, vistasi convalidare internazionalmente
la politica di aggressione, il governo fascista ebbe mano libera per rafforzare
l’alleanza con Hitler che dal 3 all’ 8 maggio fu in visita ufficiale a Roma.
Pio Xl, per non veder sventolare sulla città “una croce che non è quella di Cristo”,
anticipò la tradizionale partenza per Castelgandolfo.
Ma, nonostante questo che era soltanto uno dei segnali di condanna del nazismo,
la politica espansionistica di Hitler proseguì con nuove pressioni: è la volta dei Sudeti,
 la minoranza tedesca della parte settentrionale della Repubblica Cecoslovacca, che attraverso la guida del filonazista Heinlein, si rivelò sempre più strumento di un
separatismo radicale, sostenuto concretamente dalla Germania.
Fu posta in dubbio l’essere stesso della Repubblica cecoslovacca a tal punto che,
dopo un’allarmante crisi a maggio, la questione suscitò l’intervento delle Potenze
occidentali: si giunse così alla Conferenza e al Patto di Monaco (29 e 30 settembre).
Hitler, Mussolini, Daladier, Chamberlain alla fine deliberarono la cessione dei Sudeti
alla Germania, accettando il principio del “Diritto alla Patria” propugnato
dai separatisti sudeti; base per la frattura dello Stato cecoslovacco ,
dando in tal modo via libera alla Marcia di Hitler verso l’Est europeo.
Sull’ esempio di Monaco, l’Ungheria acquisì (Arbitrato di Vienna, 2 novembre)
la Slovacchia Meridionale: il difficile equilibrio europeo nato alla fine della Prima
Guerra Mondiale era ormai in aperta crisi.
Anche il progetto colonialista di Mussolini riprese voce con le rivendicazioni
italiane su Tunisi, Gibuti, la Corsica: si alzò la tensione con la Francia, dove si
era spaccato il Fronte popolare: i Comunisti avevano votato contro gli accordi di
Monaco, i Socialisti si erano astenuti, i Democratico - liberali avevano approvato.
La Catalogna era sotto una durissima offensiva franchista.
**Nel 1938 Enrico Fermi vinse il Premio Nobel per la Fisica, ma era ebreo...
Si manifestò una nuova caduta dell’ economia capitalistica: ancora circa 7 milioni
di disoccupati negli USA. Comparve in prototipo la prima macchina calcolatrice
elettronica negli USA: sarà in funzione nel 1944.
L’Inghilterra approntò il sistema “radar” per la difesa contraerea.
Chi scrive aveva quattordici anni e studiava al Ginnasio.
Molti suoi coetanei lavoravano già da tempo, come operai e contadini.
Qualcuno aveva fatto l’Avviamento al Lavoro : era già molto!

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1938 (2)

1938-1948
SCHEDA n. 3: IL MILLENOVECENTOTRENTOTTO (2)
Nel l938 ,particolare attenzione va posta in Italia al Manifesto in Difesa della Razza,
che, reso pubblico il 13 luglio, dimostrava quale posizione di subordine avesse l’Italia
fascista, anche in questo “settore”, rispetto alla Germania nazista che già con
le “Leggi di Norimberga” (15 settembre 1935) aveva sancito la sudditanza e
la discriminazione non solo per gli ”ebrei”, ma anche per gli altri “non ariani”.
E proprio l’Italia si era subito allineata a proposito di questi ultimi, perché con il
RD 19/4/1937, n°880 aveva regolato i rapporti tra “nazionali e indigeni” in AOI e
nelle altre Colonie e Possedimenti, vietando fra i due gruppi ogni rapporto di
carattere coniugale, considerando come reato di “madamismo” il concubinato
fra persone di “Razza diversa”.
Inoltre, con il RD n° 882, furono proibiti anche il riconoscimento del figlio meticcio
da parte del padre bianco, italiano, nonché la “sua adozione,l’affiliazione e
l’attribuzione del cognome paterno”.
Agli ebrei veniva invece imputata, al di là delle considerazioni di carattere fisiologico,
la colpa di aver osteggiato l’impresa etiopica, nonché l’essere pericoloso veicolo di propaganda sovversiva e antinazionale, accrescendo in tal modo il loro isolamento,
dopo che un gruppo di studiosi, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare,
aveva determinato che la popolazione italiana era nella sua maggioranza ariana,
di civiltà ariana, “dato che, dopo l’invasione dei Longobardi (568 d.C.) non
si erano più avuti altri notevoli movimenti di popoli capaci di modificarla e che gli ebrei
non appartenevano alla Razza ariana.”
Con la Legge del 17/11/1938 n°1728, “...si tende a separare la Razza ebraica da
quella italiana, pur mantenendo per gli ebrei il libero esercizio del culto, il diritto
alla pensione agli statali esclusi dagli impieghi”, e “vietando ogni forma di
pressione per ottenere abiure”.
Nella suddetta Legge vengono fissati: “i principi di appartenenza alla razza
ebraica / i limiti dell’immigrazione ebraica in Italia , Colonie e Possedimenti / la
revoca della Cittadinanza italiana / il divieto di prestare servizio militare, di essere
pubblici impiegati nei settori dello Stato, delle Province, dei Comuni, di esercitare
funzioni di Pubblico Ufficiale / di assumere domestici ariani /di essere proprietari, amministratori, sindaci, gestori di aziende interessanti la Difesa nazionale o che
impieghino più di cento persone / di essere proprietari di terreni con estimo superiore
a L. 5000 e di fabbricati urbani con imponibile superiore a L. 20000.”
Con il successivo RDL 15/11/1939, n°1779 fu stabilita “l’esclusione delle persone
di Razza ebraica dalle scuole di ogni ordine e grado: impiegati, dirigenti, docenti,
fanciulli”, nonché “il divieto di adottare libri di testo d’autori di Razza ebraica”.
Per regolamentare le libere professioni, vietate quelle del notaio e del giornalista;
gli avvocati ebrei potevano esercitare soltanto ”a favore di persone di Razza
non ariana”.
Inoltre con la L. 1055 del 13/7/1939 si stabilivano “il mantenimento, la modifica
del cognome ebraico e in caso di matrimoni misti con madre non ebrea, i nati ne
potevano assumere il cognome.”
L’ esclusione a tali provvedimenti liberticidi e vessatori, fu concessa “ai familiari
dei Caduti, ai Mutilati, ai Feriti, agli Invalidi, ai Volontari della guerra Libica (1911-1912),
della Grande Guerra (1915-1918), della Guerra Etiopica (1935-1936), della Guerra
franchista in Spagna (1936- 1939), ai Mutilati Invalidi Feriti della Causa
Fascista (1919-1924) , agli Iscritti al PNF, ai Legionari fiumani (dannunziani)
(1919- 1920).”
In Italia gli ebrei (7 sett. 1943) erano 44500, di cui 32000 italiani,10000 stranieri e
altri 2500 rifugiati, fuggiti dai territori occupati dalla Germania nazista in Europa.
In Provincia di Udine risiedevano (agosto 1938) 76 ebrei - 40 maschi e 36 femmine.
Le varie Leggi razziali furono chiaro segnale del clima razzista artificiosamente
creato dai nazisti e dai fascisti : gli ebrei diventarono “altri, diversi, apolidi “, cioè stranieri, quindi probabili nemici.
Una mattina non trovai più in classe i compagni di studio ebrei; ci dissero:
” Frequentano le loro scuole”. E null’altro. Diventò pericoloso avere amici ebrei;
lavorare con o per ebrei...
Non si era ancora alle violenze della Kristallen Nacht delle SA e della Polizia
( 9-10 nov. 1938), ma in Italia, a Udine , in anticipo si evidenziava, su
“Il Popolo del Friuli”del 7/9/1938:
la necessità di rinnovare la normativa vessatoria e le interdizioni che avevano colpito gli Ebrei durante i secoli del ghetto, per la “TUTELA della NOSTRA RAZZA.”

(I corsivi sono tratti in sintesi da: Enc. Pomba, Utet,Torino, 1942-XX-VoI. 2°, voce ”Leggi
Razziali“, e da: P.JoIy Zorattini, ”Gli Ebrei a Udine tra Otto e Novecento”, IFSML, Udine, 2002).

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1939 (1)

1938/1948
SCHEDA n. 4. IL MILLENOVECENTOTRENTANOVE (1)
Per il Natale del l938 il Primo Maresciallo dell’ Impero, signor Benito Mussolini, regalò agli Italiani un nuovo Codice civile includente la legislazione razziale, il che permise la
costituzione del Tribunale della Razza, e, altro dono al popolo, ”l’eliminazione
dell’elezione dei componenti la Camera dei Deputati.
Da quel 14 dicembre le nomine vennero fatte dagli Organi del PNF e delle Corporazioni;
un mese dopo la stessa Camera , istituita con l’art. 39 dello Statuto Albertino il 4
marzo 1848, cambiò nome diventando la Camera dei Fasci e delle Corporazioni con Legge n°129 del 19.1.1939, del resto già riformata in senso fascista fino dal 1928 e quindi priva
di qualsiasi funzione rappresentativa da oltre dieci anni”.
Di fronte a questo attacco indiscriminato ai poteri democratici dello Stato e alla
distruzione delle più importanti conquiste risorgimentali, rimase silente, succube,
approvante (ormai lo era per consuetudine e fino dal 1922) , SM Vittorio Emanuele III
di Savoia, Re d’Italia e Imperatore d’Etiopia.
In Spagna moriva nel sangue di Garcia Lorca la Repubblica ; dopo la caduta di
Barcellona le nazioni democratiche, Inghilterra e Francia , riconobbero
il governo del gen. Franco che aderì al Patto anticomintern; con la presa di Madrid
finiva praticamente la guerra civile; iniziava per i 270000 combattenti antifranchisti,
donne e uomini, di cinquantatre Paesi, (circa 2700 fra friulani e italiani di altre regioni),
nonché per numerosi cittadini spagnoli (circa 200000, di cui 68000 bambini
e 63000 donne) il calvario della ritirata e dell’ esilio verso la Francia, nei Campi di
Internamento di Vernet d’Ariège, di Leucate, di Argelès-sur-Mer, di Saint-Cyprien,
di Gurs dai quali circa 100000 cittadini spagnoli rientrarono nel proprio Paese,
mentre altri restarono in esilio.
Alcuni (come un amico del Friuli, il poeta Rafael Alberti) fino alla morte del
“Caudillo” (l 975).
Dura la sorte degli appartenenti alle Brigate Internazionali che furono consegnati
dal Governo Collaborazionista di Laval ai tedeschi che li deportarono nei campi
di sterminio , oppure alla Polizia fascista in Italia.
Questi combattenti per la Libertà e per il Diritto della Spagna finirono per la maggior
 parte confinati a Ventotene (41 erano del FVG). I sopravvissuti, con altri ex
combattenti antifranchisti, diventarono comandanti e commissari nella Resistenza
italiana dopo l’8 sett. 1943, o assunsero incarichi sindacali, partitici o politici.
Luigi Longo fu vice comandante del Corpo Volontari della Libertà.
Per la nostra regione citiamo Vittorio Vidali, Giacomo Pellegrini, Mario Foschiani,
Giovanni Felice (ne ricordiamo solamente alcuni: le nostre sono schede di stimolo ,
da approfondire).
La Chiesa Cattolica tramite i Vescovi Olaechea di Pamplona e Mùgica di Vitoria
appoggiò l’”alzamiento” franchista come movimento civico - militare in difesa
della religione” e il vescovo di Salamanca, alla vigilia della solenne investitura
di Francisco Franco, definì la guerra una ”crociata per la religione, per la patria e
per la civiltà”.
Ci furono reazioni durissime contro i preti ; molti furono fucilati perché appoggiavano
la politica franchista; sull’altro fronte numerosi miliziani antifranchisti pagarono
con la vita le speranze in un mondo migliore; nel complesso si calcola che circa
800000 siano stati i morti nella guerra civile spagnola.
Ancora oggi (2008) si trovano fosse comuni di combattenti della Repubblica e in tempi
recenti il defunto Papa Voitila ha beatificato “i sacerdoti martiri del Comunismo ateo”.
La strage continuò a guerra finita, ma in una sola direzione, contro gli sconfitti.
Infatti “Franco, assunto il potere, fece eliminare circa 200000 avversari fra il 1939 e
il 1945; già nel 1939 Galeazzo Ciano (ministro degli Esteri italiano e genero di Mussolini) scriveva di 200 - 250 esecuzioni quotidiane a Madrid e 150 a Barcellona. L’onda lunga della vendetta franchista non si arrestò con il passare degli anni. Garcia Juliàn Grimau,
un tipografo comunista che cercava di unire le forze della Resistenza antifranchista
(dopo essere rientrato a Madrid dall’esilio) venne fucilato nel 1963. Ancora due mesi
prima di morire, il 27sett. 1975, il Caudillo fece eseguire la sentenza di morte contro
cinque giovani “ribelli”. In diversi casi fu usata la garrota.
“Intere famiglie scomparvero, cancellate, “borradas.
Anche se la Spagna fu tenuta fuori dal 2° conflitto mondiale, Franco inviò la Divisione
Azzurra a fianco delle truppe dell’Asse che aggredivano l’Unione Sovietica (1941).
Può ben meravigliarci il fatto che alla fine della 2.a Guerra Mondiale (1945) con
un “tradimento imperdonabile” insieme alle Potenze democratiche, la Russia
aveva lasciato vivere nel cuore dell’Europa due paesi dichiaratamente fascisti
come Spagna e Portogallo, senza aiutare i movimenti di liberazione esistenti e
condannando i cittadini di quegli stati ad altri lunghi decenni di repressione”.
Ma già si vedevano all’ orizzonte i prodromi della “maledetta” Guerra Fredda e
gli alleati di ieri cominciavano a guardarsi con diffidenza estrema.

(I corsivi sono tratti da Enc.Pomba,cit. e da EAR, cit. vol. 5°, voce Spagna).

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1939 (2)

1938/1948
SCHEDA n. 5: IL MILLENOVECENTOTRENTANOVE (2)
Il periodo che va dal 12 marzo al 7 aprile, sempre del l939, pur anco brevissimo
nella Storia dell’Umanità, fu denso di avvenimenti che, in parallelo all’ evoluzione
tragica degli eventi in Spagna, condizionarono la vita di milioni di cittadini europei.
La morte di Pio XI, il Pontefice del Concordato e del riconoscimento di Mussolini
quale “Uomo della Provvidenza”, portò sul Sacro Soglio di Roma Eugenio Pacelli,
già Segretario di Stato in Vaticano e Nunzio Apostolico in Germania:
nell’ aria l’ombra del secondo conflitto mondiale.
La Spagna ne era stata uno dei banchi di prova (armi nuove, alleanze, tattiche militari,
guerra totale, embarghi) e Pio XII tentò di dissuadere i governanti “dall’ imbarcarsi
nella nuova avventura bellica e si rivolse non solo, da noi, al Re ma anche al Capo
del Governo, Mussolini, con una lettera autografa in cui chiedeva che
”sia risparmiato al nostro e tuo diletto paese una così grande calamità..”
Ma nonostante i vari notevoli sforzi per allontanare la guerra dalla Capitale e per
aver accolto in Vaticano numerosi esponenti del mondo politico italiano avversi
ai nazisti e ai fascisti, permangono dubbi sul comportamento del Papa riguardo
la deportazione degli ebrei romani; ma soprattutto appare evidente la sua
impossibilità di esercitare la propria autorità morale “su tutte le nazioni” per
la pace: sulle fibbie dei soldati della Wehrmacht si leggeva:”Gott mit uns”.
Un altro Dio, un dio di morte.
Come altri grandi stati europei (Italia e Germania, e la Russia che ne fu cacciata dopo l’aggressione alla Finlandia) anche la Spagna uscì dalla Società delle Nazioni,
indebolendo un organismo internazionale in cui tutti gli stati avrebbero dovuto
incontrarsi. Fu in tal modo lasciata mano libera a nazionalismi, a imperialismi,
a fascismi,a movimenti aggressivi, a modifiche di confini attuate con
invasioni militari.
Infatti se in Spagna comincia, a ostilità concluse, la caccia agli antifranchisti, Mussolini rafforza la linea espansionistica della propria politica, forzando la mano all’ Albania ,
di fatto “non altro che un protettorato italiano”con alterne vicende fino dal 1917,
riproposto nel patto ventennale originato dal Trattato di Tirana del 1926.
Ma “il Regno d’ Albania conchiude,all’ insaputa dell’ Italia, un trattato commerciale
con il Regno di Jugoslavia, rifiutandosi di prorogare il Trattato di Tirana”:
il Re Zogu diventò un “traditore” da punire, infido, inaffidabile a tal punto che ai
primi di aprile un Corpo di Spedizione Italiano sbarcò sulle coste albanesi
invadendo uno stato sovrano. Il 7aprile Mussolini proclamò l’ Annessione
dell’Albania all’ Italia, mentre Vittorio Emanuele III si cinse di un’ altra corona.
Diventò Re d’Albania. Fu una campagna apparentemente facile ma, in realtà, osteggiata
da atti di resistenza armata che aumentarono, dopo l’aggressione dell’Italia alla Grecia.
Formazioni militari e fasciste albanesi volute dagli Italiani occupatori ebbero scarsa importanza nelle operazioni belliche e nelle repressioni politiche.
La “conquista” italiana del Paese balcanico era, sotto alcuni aspetti, il corrispettivo
adriatico - mediterraneo di un altro colpo di mano, quello tedesco contro la
Cecoslovacchia che spezzò l’unità della Repubblica artatamente costruita dopo
la 1.a Guerra Mondiale sulle ceneri dell’impero Absburgico.
La Slovacchia fu resa indipendente sotto il governo del filonazista Monsignor Tiso;
la Boemia e la Moravia diventarono un Protettorato germanico, più avanti (1942)
governato da Heidrich Reinhardt, già Capo dell’ Ufficio Centrale della Sicurezza del Reich.
Fu giustiziato nel 1942 da “Patrioti cecoslovacchi provenienti da Londra e paracadutati
in territorio ceco”.
La rappresaglia fu terribile: 10000 arrestati in Boemia, distrutte Lesaky e Lidice (Kladno)
dove “tutti i 176 abitanti maschi di età superiore ai 16 anni furono fucilati, le donne
deportate, i bambini divisi dalle madri e affidati a famiglie tedesche per essere
“germanizzati”.
Un Einsatz Kommando che aveva il nome di “Reinhardt” operò nell’ Adriatisches
Küstenland (1943-1945) sia a Trieste che a Udine dove erano in sevizio due ufficiali,
i tenenti Hengst e Hold.
Una maggiore collaborazione fra Italia e Germania, praticamente un vincolo
decennale a rinforzo dell’ Asse Roma - Berlino del 1936, fu favorita con la firma
del Patto d’Acciaio (22 maggio): ne nacque un’alleanza militare quasi a conferma
di quanto auspicato più volte da Mussolini e cioè che
”... la Germania doveva fornire più mezzi che uomini e l’Italia più uomini che mezzi”.
Uomini che le donne avrebbero potuto partorire in maggior quantità, allettate
dai premi che venivano dati, oltre a varie facilitazioni,alle famiglie numerose.

(I corsivi sono tratti da EAR, cit., Vol 1°, voci: Acciaio, Albania, Cecoslovacchia).

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1938 / 1948
SCHEDA n. 6: IL MILLENOVECENTOTRENTANOVE (3)

Per poter contare su “otto milioni di baionette “ e su fedeli esecutori degli ordini di scuderia,
bisognava puntare sulle giovani generazioni ,istruirle militarmente, educarle all’ideologia fascista, iscrivendole alle organizzazioni del partito e collaterali, impegnandole ogni sabato pomeriggio in esercizi ginnici e premilitari, ma soprattutto fascistizzando la scuola, modificando e unificando i libri di testo per le elementari (1929), costringendo al giuramento fascista i docenti universitari (1931), obbligando gli insegnanti all’iscrizione al PNF (1933), imponendo infine la divisa a presidi, direttori didattici, maestri, con un costante “utilizzo
di una parte sempre più consistente del tempo scolastico per la celebrazione dei miti e
dei riti del Regime

Il Concordato introdusse l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica (art.32), spostando “il tentativo gentiliano di mantenere la preminenza del principio filosofico laico su quello teologico che si espresse nel trinomio Dio-Patria -Famiglia... Si può parlare, in generale, di un uso strumentale del cattolicesimo da parte del fascismo” che non sempre riuscì per l’intelligenza delle gerarchie cattoliche e per la costante “ostilità” più o meno patente di sacerdoti della periferia,delle campagne,dell’Azione Cattolica.
Il 19 gennaio Giuseppe Bottai allora Ministro della P .I. “vide realizzata la Carta della Scuola,
da lui precipuamente elaborata che confermava nella sostanza, sia pure in forma semplificata, la gerarchizzazione fra scuole più o meno “nobili” che era stata la struttura portante della Riforma gentiliana
”. Fu mantenuto l’ Avviamento e in realtà la scuola unica per tutti fu considerata “dannosa in quanto avrebbe alimentato “ambizioni sbagliate “da parte dei ceti inferiori.
Tre furono i gradini di distinzione: scuola artigiana, professionale, media... Il ginnasio
fu abolito, anche se il latino conservava il proprio primato formativa e fu addirittura
definito ”la lingua materna della cultura di ogni cultura “, mentre poco spazio orario veniva dato agli insegnamenti scientifici e la lingua straniera fu abolita del tutto…”.
La Cultura Militare, l’Educazione Fisica, l’ Economia Domestica, lI Razzismo, il
Corporativismo, anche se non tutte materie d’insegnamento obbligatorio, furono alla base della preparazione nazional – popolar - fascista delle giovani generazioni.
I più piccoli diventarono Balilla e i piccolissimi Figli della Lupa. Sui muri si leggeva:
“Oggi Balilla Domani Legionario” e “Libro e Moschetto Fascista perfetto”,
anche “Roma doma”.
Invece, a caratteri più minuti, nei luoghi di decenza della sede centrale dell’Università di Padova, “il Bo”, era stato scritto: ”Qui la faccio e qui la lascio per il Duce e per il Fascio” in corsivo inglese e con le iniziali maiuscole: una questione di rispettoso elegante
profondissimo disprezzo.
Considerando freddamente l’attenzione militare dell’Asse verso l’Oriente europeo,
l’ Urss cercò di costituire un blocco di difesa insieme agli Inglesi e ai Francesi ma,
non riuscendovi se non parzialmente, per non essere colta impreparata di fronte a
un’aggressione germanica, stipulò proprio col nemico nazista un patto
di ”non aggressione”.
Tale scelta sciagurata scombussolò gli equilibri esistenti e distrusse le speranze degli antifascisti europei, in specie dei comunisti che furono posti fuori legge anche in Francia;
tra i “fuorusciti” italiani si ruppe il patto d’ unità d’azione stipulato a Parigi nel 1934/35 tra comunisti e socialisti con conseguenze disastrose.
Il Patto Ribbentrop - Molotov lasciò mano libera a Hitler che fece del “Corridoio di Danzica” il “casus belli” per invadere la Polonia e dare inizio alla 2a. guerra mondiale, visto che il 3 settembre Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania.
L’ Italia si era proclamata “non belligerante” il 31 agosto, dopo che Ciano era stato informato (11-13 agosto) dall’ alleato tedesco dell’intenzione di attaccare la Polonia.
Il Consiglio dei Ministri dichiarò che “L’ Italia non prenderà l’iniziativa di operazioni militari”.
La sera del 3 settembre, domenica, un gruppo di convittori dell’istituto Penati di Udine
occasionalmente sentì uno dei primi bollettini di guerra della Wehrmacht dall’altoparlante
del barachin di Giardin Grande, mentre era a passeggio con gli istitutori.
Non vi fecero, non facemmo gran caso alla notizia; forse eravamo ancora troppo
giovani per prevedere che entro due o tre anni saremmo tutti diventati carne da cannone.
Molti cittadini, allora, sperarono in un cambiamento di fronte, in un passaggio dell’ Italia
alle vecchie alleanze del 1915 – 1918, alle amicizie francobritanniche del Risorgimento.

*L’Inghilterra limita l’immigrazione ebraica in Palestina che raggiunge le 370000 unità dal 1918.
Mosca ha 4500000 abitanti. Inizia la produzione industriale del Nylon
(Stabilimento DuPont, USA).
Inizia l’ uso del DDT. Circola la voce che Marconi abbia inventato il “Raggio della Morte”.
John Steinbeck pubblica”Furore”. Bertoldt Brecht scrive “Madre Coraggio e i suoi figli.”

(I corsivi sono tratti in parte da EAR,cit.Vol. 1°,Voce: Bottai Giuseppe).
 
 

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